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L’AREA ARCHEOLOGICA DI INTERAMNA LIRENAS

7 agosto

UN PO’ DI STORIA

La città romana di Interamna Lirenas venne fondata come colonia nel 312 a.C. Il nome Interamna (dal latino inter amnes, “tra fiumi”) riflette la sua posizione topografica, mentre l’aggettivo Lirenas (“del Liris”) la collocava geograficamente.

La città, oggi in Contrada Termine, era all’incrocio di due importanti direttrici di comunicazione: la via Latina (che univa Lazio e Campania) e il fiume Liris (oggi Liri-Garigliano) fondamentale collegamento con la costa (al tempo era navigabile). Le sue origini vanno ricercate nel processo di espansione romana nell’Italia centro-meridionale (fine IV – inizio III sec. a.C.). Una volta esaurito il proprio ruolo strategico-militare, la colonia sviluppò ulteriormente la sua dimensione civica.

Attorno alla metà del I secolo a.C., nel suo territorio vennero stanziati soldati veterani degli eserciti di Giulio Cesare ed egli stesso divenne ‘patrono’ della città. Beneficiando della propria posizione all’intersezione di importanti vie di comunicazione, Interamna Lirenas fu al centro di un’articolata rete di mercati periodici (nundinae) che si estendeva da Roma alla Puglia: insieme ad agricoltura e allevamento, tali attività rappresentarono fonte di ricchezza e prosperità per i suoi cittadini. Nessun evento di rilievo caratterizza la sua storia successiva, ma si suppone che la città sia stata abbandonata nel corso del VI sec. d.C. a seguito dell’invasione dei Longobardi.

UNA CITTÀ INVISIBILE

A chi passeggia oggi sul sito di Interamna Lirenas si presenta una serie di campi coltivati, che poco o nulla lasciano intuire della presenza di un’antica città. Questo perché, al momento del suo abbandono, gli stessi abitanti avviarono un processo di spoliazione, ‘smontando’ pezzo per pezzo gli edifici e re-impiegando altrove i materiali da costruzione così recuperati (a tutt’oggi visibili, ad esempio, in alcune delle case circostanti). Allo stesso modo si adoperarono a creare un’ampia superficie coltivabile, ricoprendo con una gran massa di terra e detriti i resti della città (le cui strutture si conservano poco al di sopra dell’originale piano di calpestio).

VEDERE L’INVISIBILE

Nel 2010 la Facoltà di Studi Classici dell’Università di Cambridge, in collaborazione con l’Accademia Britannica di Roma, la Soprintendenza Archeologica ed il Comune di Pignataro Interamna, ha intrapreso un ampio programma di ricerche volte a estendere la nostra conoscenza di Interamna Lirenas e del suo territorio.

Nello specifico, il nostro team ha impiegato alcune delle più moderne tecnologie rivolte all’esplorazione del sottosuolo (prospezioni geofisiche). Dal momento che le strutture sepolte (es. muri e pavimenti) presentano qualità fisiche differenti rispetto al terreno che le circonda e ricopre, è possibile rilevare la loro presenza tramite l’impiego di strumentazioni specifiche quali il magnetometro e il georadar.


Magnetometria: strumentazione e risultati

Il magnetometro è uno strumento capace di rilevare le minime variazioni nel campo magnetico del sottosuolo: rispetto al contesto circostante vengono così identificate delle ‘anomalie’, spesso riconducibili a strutture sepolte. Nel triennio 2010-12 abbiamo condotto una prospezione magnetometrica dell’intero sito (circa 25 ha): ciò ha consentito di definire con maggiore chiarezza la pianta della città, particolarmente in relazione al reticolo stradale (vie parallele/equidistanti fra loro e perpendicolari all’attuale strada sterrata, il cui percorso ricalca a quello dell’antica via Latina) e alla localizzazione della sua piazza principale (foro).


Georadar: strumentazione e risultati

Il georadar, al contrario, trasmette una serie di brevi impulsi elettromagnetici nel terreno che vengono parzialmente riflessi quando incontrano delle ‘discontinuità’ nelle caratteristiche fisiche del sottosuolo, anche in questo caso spesso riconducibili a strutture sepolte. A differenza della magnetometria, il georadar consente di stimare la profondità alla quale tali ‘discontinuità’ si trovano, rendendo possibile una valutazione più accurata del loro volume. Facendo seguito a due interventi mirati nel 2013-14 (che hanno portato all’identificazione del teatro presso il foro della città), il nostro team ha avviato una collaborazione con l’Università di Gent (Belgio), completando nell’arco del triennio 2015-17 una prospezione tramite georadar dell’intero sito (25 ha).

Sebbene i risultati di questo progetto siano ancora in corso di studio, i dati preliminari non lasciano dubbi circa il carattere monumentale della città, in cui aree residenziali e commerciali di vario livello si accompagnavano ad edifici pubblici di notevole pregio e impatto architettonico (es. terme, basilica).

I vantaggi di questo approccio metodologico sono stati numerosi: se infatti esso ha consentito di definire una pianta piuttosto accurata dell’intera città impiegando tempi e risorse incomparabilmente ridotti rispetto a quelli che avrebbe richiesto un moderno scavo archeologico, allo stesso modo ha reso possibile pianificare più efficacemente interventi di conservazione e scavo (garantendo un migliore uso delle risorse disponibili).


LO SCAVO DEL TEATRO

Grazie proprio ai risultati delle prospezioni geofisiche e facendo seguito a limitate verifiche dello stato di conservazione delle strutture sepolte (affioranti già a 30 cm di profondità), nel 2014 il Comune di Pignataro Interamna ha provveduto ad acquistare un settore di circa 1,6 ha dell’area urbana di Interamna Lirenas, grossomodo corrispondente al lato occidentale del foro. Ciò ha permesso di soddisfare i requisiti di legge per l’avvio di una serie di campagne di scavo volte a portare alla luce i resti del teatro.


Scavo del teatro: pianta delle strutture a vista (settembre 2018)

I dati preliminari datano l’edificio alla seconda metà del I secolo a.C., un momento importante nella storia della città (vedi sopra). La platea semicircolare (cavea), che poteva ospitare fino a 1500 spettatori, era iscritta entro una struttura rettangolare che, con ogni probabilità, sorreggeva un tetto: si sarebbe quindi trattato di un teatro coperto (theatrum tectum o odeum), una tipologia architettonica abbastanza ricercata e meno diffusa di quella a cielo aperto (ben attestata, ad esempio, nelle vicine città romane di Aquinum, Casinum e Minturnae).

L’edificio era circondato su tre lati da un ampio corridoio (anch’esso coperto), a cui si accedeva dall’esterno attraverso vari ingressi di diversa ampiezza e importanza, dotati di porte (come attestano gli alloggiamenti dei cardini ricavati nelle soglie di pietra). Questo corridoio costituiva, con ogni probabilità, non solo un luogo di passaggio, ma anche un elegante spazio di ricevimento destinato agli spettatori prima di prendere posto per gli spettacoli. Dal corridoio si accedeva a) alla platea tramite due accessi pavimentati in grosse lastre di pietra (parodoi) e b) direttamente al palcoscenico (scaena) attraverso tre ingressi monumentali. Del palcoscenico, la cui pavimentazione era in tavole di legno, rimangono solo tracce, ma riteniamo che esso fosse riccamente decorato con raffinati marmi importati da varie parti del Mediterraneo.



Ricostruzione 3D preliminare del teatro coperto di Interamna Lirenas (giugno 2018)

Nulla sappiamo con precisione sulla committenza di questo edificio, sebbene il frammento di un’iscrizione a grandi lettere rinvenuta all’interno del teatro abbia preservato il nome di un facoltoso liberto (ex-schiavo) di nome Anoptes.

Il teatro è a tutt’oggi oggetto di scavo e gli enti coinvolti sono impegnati a garantire la conservazione delle strutture portate alla luce così come la manutenzione generale e valorizzazione dell’area archeologica.


LA MERIDIANA DI MARCO NOVIO TUBULA

Nel settembre 2017, nel corso degli scavi del teatro, è stata rinvenuta una meridiana quasi intatta. Ricavata da un blocco di calcare (54 x 36 x 25 cm), questa meridiana presenta un quadrante concavo, sul quale sono incise 11 linee orarie (che demarcano le 12 ore di luce) intersecate da 3 linee stagionali (indicative del periodo dell’anno).


La meridiana di Marco Novio Tubula

Ciò che rende questa meridiana particolarmente rara sono le due iscrizioni che identificano la persona che la fece realizzare. Mentre sulla base campeggia il nome di M(arcus) NOVIUS M(arci) F(ilius) TUBULA [Marco Novio Tubula, figlio di Marco], lungo il bordo curvo del quadrante viene indicato che al tempo egli rivestiva la carica di TR(ibunus) PL(ebis) [Tribuno della Plebe – con ogni probabilità a Roma] e che pagò per la meridiana D(e) S(ua) PEC(unia) [col proprio denaro]. Le caratteristiche del nome e lo stile delle lettere portano a datare l’iscrizione (e di conseguenza la meridiana) tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C. 


RINGRAZIAMENTI

Questo progetto di ricerca ha beneficiato del generoso supporto offerto da varie istituzioni e individui che qui vogliamo sentitamente ringraziare: Facoltà di Studi Classici dell’Università di Cambridge, Comune di Pignataro Interamna, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone, Latina e Rieti, Regione Lazio, Accademia Britannica di Roma, Arts and Humanities Research Council, Isaac Newton Trust, McDonald Institute for Archaeological Research, British Academy, Leverhulme Trust, il Sig. Antonio Silvestro Evangelista e l’Ing. Jean Dominique Lauwereins.


CONTATTI

Faculty of Classics, University of Cambridge
Sidgwick Avenue, CB3 9DA Cambridge, UK

Website: www.classics.cam.ac.uk/interamna
Instagram: @roman.interamna

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